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Strumenti musicali
Ciaramella
Anche la Ciaramella è uno strumento a fiato molto diffuso nell’area meridionale.
Deriva, probabilmente, da uno strumento diffusissimo nel mondo greco-arcaico: l’Aulòs.
Dai reperti archeologi conservati e da numerosissime raffigurazioni, lo strumento risulta costituito da un tubo cilindrico o leggermente conico, con due rigonfiamenti ed al quale viene applicata un’ancia.
Nell’interno del tubo, inserite nella strozzatura di collegamento tra l'ancia ed i rigonfiamenti, si trovavano le anele, sottili linguette metalliche o di canna che, vibrando al soffio del musicista, producevano il suono.
Il tubo era realizzato in osso, avorio, corno o, più semplicemente, in canna con dimensioni variabili tra i venti ed i cinquanta centimetri.
Ulteriore elemento erano i fori (in genere cinque) praticati lungo la canna e che servivano per ampliare la gamma delle note.
La moderna ciaramella è uno strumento musicale popolare molto simile, nella struttura all’antico aulòs.
Prende, probabilmente, il nome dal latino "calamus" = canna.
La ciaramella (o trombetta) è uno strumento musicale aerofono della famiglia degli oboi con ancia doppia, cameratura conica e senza chiavi.
L’ancia doppia, molto lunga, viene tenuta fra le labbra; il foro del fuso è conico e la campana terminale è ampiamente svasata.
Questo strumento, molto diffuso nell’area centro-meridionale, prende, a seconda della collocazione geografica, diversi nomi. In Calabria, soprattutto, fa parte della "bande piluse" o "fanfare" che includono anche una sezione ritmica.
Nel napoletano la ciaramella si accompagna quasi esclusivamente alla zampogna e, quasi mai, come strumento solista.
Clarinetto
Lo strumento più antico che adotta il principio dell'ancia semplice è il memet egizio costituito da una coppia di canne e conosciuto dal 2700 a.C.
Sullo stesso principio si basa lo chalumeau, il predecessore del clarinetto, costituito da un tubo cilindrico di canna alla cui parte superiore c'era un'incisione fatta per ricavare l'ancia.
Il termine clarinetto appare per la prima volta nel 1732.
Ciò spiega il nome clarinetto derivato da clarino, termine oggigiorno utilizzato impropriamente, che indica uno strumento appartenente alla famiglia delle trombe.
Il clarinetto ebbe un suono penetrante probabilmente fino al principio dell'Ottocento; si ritiene così perché i metodi per imparare a suonare il clarinetto pubblicati dal 1850 sottolineano il suono "ora più pieno, dolce e piacevole" dei clarinetti precedenti.
Il legno tradizionalmente utilizzato per costruire il clarinetto è l'ebano che conferisce il caratteristico colore nero.
Fisarmonica
La fisarmonica è uno strumento musicale aerofano ed a mantice ad ancia libera. E’ legato alla tradizione della danza popolare.
Il primo brevetto di questo strumento fu depositato nel 1829 a Vienna, dalla famiglia Demian, costruttori di organi e da quel tempo la popolarità di questo strumento si è sempre più diffusa.
La fisarmonica ha due bottoniere, corrispondenti alle due mani; quella corrispondente alla mano destra è detta "cantabile".
La fisarmonica fornita della bottoniera con i tasti simili a quello del pianoforte è chiamata "cromatica a pianoforte".
Grancassa
La grancassa è uno strumento a percussione, a suono indeterminato, composto da una cassa cilindrica di legno alle cui estremità sono poste due membrane in pelle di montone mantenute in tensione per mezzo di tiranti a vite.
Su una delle due facce del tamburo sono tese trasversalmente due corde di minugia che, vibrando, ne ravvivano la risonanza.
Questo strumento si suona con un’apposita mazza a semplice o a doppia testa sferica, ricoperta di feltro, sughero o pelle.
E’ sospesa, per mezzo di due cinghie, alle spalle dell'esecutore, che può suonarla camminando.
Organetto
Questo strumento (fisarmonica diatonica ) appartiene alla famiglia degli aerofoni, gli strumenti musicali di tipo meccanico, cioè, il cui suono viene generato da un flusso d’aria e provvisto di ance libere.
L’ancia libera è una sottile linguetta metallica fissata ad una sola estremità sopra una piastrina di ottone o di alluminio forata in modo tale da consentire all’ancia di vibrare liberamente sotto il flusso dell’aria.
L’organetto è caratterizzato da una tastiera melodica a bottoni, azionata dalla mano destra e da una seconda tastiera, più piccola, azionata dalla mano sinistra. L’afflusso dell’aria alle ance, per produrre la melodia, è assicurato da un mantice in cartone rivestito di stoffa che collega le due casse con le tastiere.
Putipù o Caccavella
E’ sicuramente lo strumento popolare napoletano più originale, divertente ed "irriverente" per il particolare suono che emette.
Il putipù, detto anche caccavella, è composto da una pentola di terracotta (la "caccavella" in napoletano) o di una scatola tonda di latta ricoperta da una membrana di pelle da un lato. Se ne ricava un tamburo che viene modificato e completato, con l’inserimento, grazie ad un foro praticato al centro della membrana, di una canna. Il suono viene prodotto inumidendo la mano e facendola scorrere lungo la canna. Lo sfregamento produce delle vibrazioni della membrana che vengono amplificate dalla sottostante cassa armonica.
Scetavajasse
E’ uno strumento popolare napoletano che, per il modo di utilizzo, richiama il violino, anche se non ha corde e cassa armonica. Lo scetavajasse è, infatti, formato da due aste di legno, di cui una fornita di ampi denti ricavati per incisione lungo tutta la faccia superiore mentre l’altra asta è corredata da cembali fissati con chiodini.
Lo strumento viene suonato dal musicista facendo scorrere l’asta con i cimbali (a mo’ di archetto) su quella dentellata, tenuta appoggiata contro la clavicola. Il suono ottenuto, particolarmente stridente, ha fatto dare il nome allo strumento che, tradotto grosso modo in lingua italiana, significa: "risveglia donne" dove per donne = vajasse, si intendono quelle che abitano i famosi "bassi" dei vicoli napoletani.
Tammorra
E’uno degli strumenti a percussione più antichi. Deriva direttamente dal "tympanon" greco-arcaico di cui si hanno numerose riproduzioni nelle raffigurazioni su vasi ed affreschi.
Il "tympanon" era costituito da un cerchio di legno sul quale era tesa una pelle di bue. Il cerchio di legno era munito di quattro maniglie, per rendere più agevole l’impugnatura e, spesso, era corredato da campanelli metallici o sonagli (cembali).
La "tammorra" ha la stessa struttura: è, infatti, un grosso tamburo a cornice con la membrana di pelle seccata (quasi sempre capra o pecora) tesa su un telaio circolare al quale sono fissati, a coppie, dischetti metallici di latta detti "cicere" o "cimbale". La tammorra ha un diametro compreso tra i 35 ed i 65 centimetri. Viene impugnata dagli uomini con la mano sinistra e percossa con la destra, mentre le donne la impugnano con la mano destra e la percuotono con la sinistra.
La tammorra non va confusa con il tamburello napoletano che è di dimensioni minori ed è corredato da cembali in ottone e che viene utilizzato, nelle danze popolari coma la tarantella, dai ballerini alternativamente alle nacchere o castagnette .
Triccabballacche
E’ uno strumento a percussione ligneo composto da tre "martelli" fissati in basso da una base anch’essa di legno e corredato da "cembali" in latta.
Il martelletto centrale è fisso, mentre quelli laterali sono mobili ed incernierati alla base.
Il triccabballacche si suona impugnando nelle due mani i martelli laterali e battendoli ritmicamente con quello centrale.
Lo strumento è molto diffuso nell’area centro-meridionale.
Zampogna
Questo strumento ha origini che si perdono nella notte dei tempi. Il nome deriva dal greco "symphonia". L’accostamento con la ciaramella è dovuto al fatto che la zampogna, probabilmente, deriva proprio dall’accostamento di due ciaramelle alle quali è stata aggiunta una riserva d’aria tramite un otre (nel Medioevo poi sono stati aggiunti i bordoni). In epoca imperiale romana, la zampogna veniva utilizzata per usi militari per accompagnare le marce dei "milites" in battaglia o negli spostamenti fra un campo ed un altro.
La zampogna si suona soffiando l’aria dentro un otre (una sacca in pelle di capra o di pecora) tramite un insufflatore, chiamato anche cannetta o soffietto. L’aria fa vibrare le due ance che sono inserite nelle canne melodiche, producendo il caratteristico suono che, soprattutto nel periodo natalizio, si diffonde ancora oggi nelle strade napoletane.