Monumenti da visitare nel centro di Napoli
Fontana di Spinacorona
Fontana di Spinacorona (detta Fontana delle zizze)
La Fontana di Spinacorona (detta "delle zizze") si trova in Via Giuseppina Guacci Nobile, a poca distanza dall’Università Federico II.
L’opera scultorea rappresenta oggi uno dei pochi esempi rimasti a Napoli, del passaggio dal gusto medievale a quello barocco.
Il soggetto principale della fontana è la sirena Parthenope, nell’iconografia mitologica classica donna-rapace che è in procinto di spegnere le fiamme del vulcano Vesuvio con l'acqua che le sgorga dai seni (le "zizze" in napoletano); caratteristica che le ha "imposto" il nome popolare di "fontana delle zizze".
La struttura poggia sul muro perimetrale della chiesa di Santa Caterina della Spina Corona, un tempo denominata "dei Trinettari" (per la presenza nella zona di artigiani e mercanti di trine di seta e merletti), fatta costruire nel 1354 da alcuni nobili del Seggio di Portanova, rifatta nel 1623 dal vicerè duca d’Alba e che ospitò la Confraternita di Santa Maria della Purificazione.
Forma
La fontana, nella sua forma attuale, è attribuita allo scultore Giovanni da Nola, al secolo Giovanni Merliano (Nola, 1488 - Napoli, 1558), che la restaurò nel 1540 per volere del vicerè don Pedro di Toledo che gli fece apporre lo stemma di Carlo V; quello a scacchi del vicerè nonché quello rosso e dorato della Città.
La presenza di una preesistente e più antica fontana, però, è conosciuta attraverso più fonti: come la "Platea delle acque" del 1498 che ci informa, infatti, che da tempo in quel luogo sorgeva una fontanina alimentata dalle acque del pozzo di san Marcellino; acque del "perduto" fiume Sebeto, dunque.
Struttura
La struttura principale, invece, con il Vesuvio e la statua, risultano, secondo il Celano, risalenti ad un’epoca ancora più antica, presumibilmente nel XII secolo.
Questa ipotesi è basata sul fatto che la lava raffigurata nell’opera fuoriesce dai lati del monte, mentre l’eruzione dalla cima si è verificata solo nel 1631.
Altre fonti, la indicano presente già nel 1139 e, probabilmente, prendeva il nome di Spinacorona da un dipinto posto sull’altare maggiore della chiesa alla quale è addossata la fontana, rappresentante un crocifisso il cui sangue viene raccolto in un vaso.
La struttura della fontana, di forma rettangolare, è realizzata in marmo, adornata da ghirlande e dagli stemmi descritti in precedenza.
Lati della fontana
Ai lati della vasca troviamo due lastre con lo stemma di Carlo V posto tra le Colonne d’Ercole.
Al centro, sulla sommità del Vesuvio, è posta la sirena che spegne le fiamme dell’incendio conseguente l’eruzione con l’acqua che fuoriesce dai suoi seni (per questo la fontana è detta anche "delle zizze").
Alle falde del monte, rivoli di lava e un violino.
Al di sopra, si trovava una targa in marmo su cui era incisa la frase "Dum Vesevi Syerena Incendia Mulcet" (trad: Mentre la Sirena addolcisce l’incendio del Vesuvio).
Nel 1870, vennero realizzati altri restauri e durante i successivi lavori urbanistici del "Risanamento", la fontana venne temporaneamente rimossa per essere poi ricollocata nel luogo originale.
Dopo un ulteriore intervento di restauro del 1920 da parte dello scultore P. Cerino, nel 1925 si decise di spostare definitivamente la fontana nel Museo di S. Martino e, nel 1931, venne collocata in sostituzione una copia realizzata dallo scultore Achille d’Orsi.
Storia della Confraternita
La storia della Confraternita di S. Maria della Purificazione e della Chiesa che l’ospitò, è strettamente legata alla zona.
Qui, nel XIII secolo, vi era insediata una numerosa comunità ebrea e, per tale motivo, la zona era detta la "Giudecca".
Secondo alcuni storici, la cappella, un tempo ancora più antico, tempio cristiano, fu trasformata in sinagoga ma secondo altri, come già detto, la cappella fu edificata nel 1354 e vi si trovava anche un convento di monache Benedettine, trasferitosi poi altrove per ordine del Cardinale Alfonso Carafa.
Ci resta notizia dell’evento dal gesuita G. F. Araldo che, verso la metà del XVI secolo così scrive:
"S. Caterina monistero fatto alla Giudecca de’ Giudei fatti Cristiani, essendo Vicerè Don Pedro de Toledo et essendo circa 30 orfanelle et non essendo più il luogo capace di più, furon ridotte in S. Eligio, onde quel luogo fu estinto".
La Confraternita venne fondata nel 1621; due anni prima della soppressione del monastero e del rifacimento della Chiesa e fu dedicata a Santa Maria della Purificazione ad opera degli Artigiani e Mercanti di trine e merletti che, a decine, operavano nella zona ma che, secondo il Celano (Notizie del bello e dell’antico ed. 1792) alla sua epoca erano di molto diminuiti perché l’uso di questi "arredi" è quasi dismesso negli abiti.
E’ probabile che tutti i lavori di rifacimento della Chiesa furono realizzati con notevoli contributi finanziari dei confratelli della nea costituita Congrega, per adattare il luogo alle loro esigenze.
Come tutte le altre analoghe Confraternite, anche questa si prefiggeva un duplice fine: radunare con frequenza domenicale e festiva, i confratelli per la celebrazione dei riti e delle altre attività spirituali comunitarie; discutere e deliberare sulle pratiche di mutua assistenza e sulle opere di carità.
La Confraternita operò fino alla fine dell’800 ma, con le opere edilizie dello "sventramento", con la demolizione del vecchio Quartiere della Giudecca, non riuscì più a perseguire gli antichi scopi che l’avevano fatta nascere e si avviò verso un repentino declino. Dal 1968 l’Amministrazione si è trasferita presso la Chiesa di S. Giuseppe dei Ruffi al Duomo.