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'na tazzulella 'e cafè
La regola delle tre C
Il caffè a Napoli è un rito; un rito antico e pertanto è fatto di tanti piccoli "rituali" senza i quali la degustazione del caffè perde molto delle sue peculiari caratteristiche di "napoletanità".
Innanzitutto la regola principale che denota un buon caffè napoletano è quella delle "tre C" che, su un sito web pubblico dobbiamo purtroppo "censurare" e che solo un napoletano "verace" potrà declinare personalmente.
In sostanza questa regola sancisce che una vera tazzina di caffè napoletano deve essere bollente al tatto!
Disciplinare della degustazione
Prima di degustare un caffè, bisogna bere un bicchiere d'acqua. Senza questo preliminare, l'aroma ed il gusto del caffè potrebbero non essere adeguatamente valorizzati.
- Il caffè andrebbe preso senza l'aggiunta di zucchero per assaporarne appieno il suo gusto ma se si preferisce prenderlo un poco più dolce, un cucchiaino di zucchero è più che sufficiente e dal suo grado di "precipitazione" nel caffè (che deve essere rigorosamente color "tonaca di monaco") si può verificarne la consistenza: più lentamente lo zucchero scende nel caffè in tazzina, maggiore è la consistenza della bevanda e migliore è la qualità della miscela di caffè che ci si appresta a degustare.
- Non è "alterazione" del disciplinare, accettare dal barista, come accade in molti bar napoletani, insieme al caffè, un cioccolatino; possibilmente fondente!
La caffettiera "napoletana"
Come si diceva, il caffè a Napoli è un piccolo evento, quasi sacro, che va condiviso.
Una volta il caffè veniva preparato in maniera molto lenta ed usando esclusivamente la caffettiera "napoletana" (vedi foto) a caduta di acqua, per un minimo di due caffè (uno per sé e un altro per un amico, un parente o anche uno sconosciuto di passaggio nel vicolo), ma solo dopo aver tostato i chicchi di caffè in uno speciale tubo metallico, l'abbrustulaturo (vedi foto), che veniva fatto girare come uno spiedo sulle carbonelle infuocate.
Poi, una volta raggiunto il tipico colore "a tonaca di monaco", il caffè ancora caldo veniva macinato e versato nello specifico filtro della "napoletana" per la preparazione finale.
Qualcuno (vedi il film con il famoso Eduardo de Filippo: "Questi fantasmi") metteva sul beccuccio della caffettiera un "coppetiello" (un piccolo cappuccio di carta oleata) per non disperdere nell'aria l'aroma del caffè bollente.
Il caffè a Napoli, oggi
Oggi non c'è più tempo per questa lenta preparazione ed il caffè viene preparato a casa con la "moka" dove il flusso dell'acqua è invertito, rispetto alla tradizionale "napoletana"; infatti, nella moka, a seguito della bollitura, l'acqua dalla caldaia viene indotta verso l'alto ed attraversa il soprastante filtro con il caffè già macinato
Nei bar il caffè viene preparato con la macchina "espresso", ma la convivialità ed il senso di generosa partecipazione al rito, non sono mai spariti:
il caffè si offre sempre e non si rifiuta mai!
Buona cosa, per chi vuole sentirsi napoletano per un giorno, è quella di offrire, anche in maniera indiretta, un caffè a chi non se lo può permettere oppure a chi è stato particolarmente gentile nel fornire informazioni, un piccolo servigio gratuito o una pillola di filosofia napoletana, lasciando, appunto per questa persona o per uno sconosciuto povero, un caffè pagato in "sospeso", nel bar dove si è gustata questa bevanda così particolare che, come dice una vecchia e popolare canzone, "solo a Napoli sanno fare".