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La bonafficiata (il gioco del lotto)

Napoli, capitale del lotto

Napoli, come si sa è terra di magia, di superstizioni e di  numeri. Per questo è considerata la "capitale" del gioco del lotto che qui era chiamata: la "bonafficiata".
Di tale nome resta ancora una strada che reca tale denominazione.

Il gioco del lotto però non è nato a Napoli, infatti si è diffuso nella città, solo nel 1682 mentre si sa che è nato a Genova nel 1539 con le scommesse illegali che il popolo faceva sui 90 nomi dei candidati per le elezioni al Senato che sarebbero usciti dalle urne

Il gioco del lotto è stato sempre ritenuto un gioco pericoloso e immorale e più volte è stato abolito  ma con scarsi risultati tant'è che, per superare le crisi finanziarie del XIX secolo, si decise di legalizzarlo per trarne profitto a favore dello Stato.

Nel 1817 fu stabilito che le estrazioni avvenissero ogni sabato.

Oggi il gioco del lotto è regolato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, attraverso i Monopoli di Stato.

Il lotto e la Serao

Il grande successo popolare del gioco del lotto a Napoli ha suscitato le aspre condanne anche di noti letterati, fra tutti, la scrittrice e giornalista Matilde Serao (1856-1927) che nel suo "Il paese di cuccagna" (1891) denuncia i mali morali, sociali, economici e psicologici del gioco del lotto e della sua cattiva influenza sulla società napoletana.

Secondo la Serao, la bonafficiata non arricchisce i più umili ma, al contrario gli fa perdere tutto ciò che possiedono, poiché sfidando la sorte e confidando solo sulla Fortuna, sono proprio i meno ricchi a puntare tutti i loro beni in scommesse difficilmente realizzabili.

Il tema la Serao l'aveva già trattato in una sua precedente opera: "Il ventre di Napoli" del 1884, con due capitoli nei quali afferma:

"Il lotto è il largo sogno, che consola la fantasia napoletana: è l'idea fissa di quei cervelli infuocati; è la grande visione felice che appaga la gente oppressa; è la vasta allucinazione che si prende le anime. […] Il popolo napoletano, che è sobrio, non si corrompe per l'acquavite, non muore di delirium tremens; esso si corrompe e muore pel lotto. Il lotto è l'acquavite di Napoli."

Per il popolo napoletano, ma non solo, è nei momenti di maggiore difficoltà economica che si deve ricorre a questo gioco sperando che una buona vincita possa far cambiare in meglio la vita del giocatore e dei suoi cari.

La "Smorfia"

Rispettando la tradizione (l'arte divinatoria affonda le sue radici nell'antichità) il popolo napoletano, per tentare con maggiore "sicurezza" e "scientificità" la Fortuna, ricorre esclusivamente all'aiuto della SMORFIA, un vero e proprio "libro mastro" del gioco per interpretare i sogni o gli eventi che hanno lasciato una maggiore impressione.

Basta un litigio fra donne o la caduta accidentale di una persona per strada, per correre infatti subito a giocare i numeri corrispondenti al fatto e che sono, appunto, raccolti nella "Smorfia napoletana"!

A casa, la tombola

tombolaE la "Smorfia" la fa da padrona anche in tutte le case napoletane, specialmente nel periodo natalizio, quando dopo il cenone, si sgombra la tavola e si tirano fuori "cartelle, fagioli e 'o canestriello (un cestino di paglia intrecciata a forma conica con un buco sulla sua sommità) e dal quale si estraggono ad uno ad uno i novanta numeri della Smorfia, realizzati su dischetti di legno,  e si tenta di vincere con l'ambo, il terno, la quaterna, la quintina e la tombola, il massimo raggiungibile al gioco e che dà il nome proprio a questo "lotto casereccio".

Da non perdere per chi si vuole godere un vero spaccato di vita dei vicoli napoletani, soprattutto di Santa Lucia, la "tombola dei femminielli" che ancora in qualche basso si pratica ed è uno spettacolo esilarante fatto di doppi sensi, frasi irripetibili e giochi di parole che accompagnano con gesti dimostrativi o toni di voce adeguati al momento, l'estrazione di ogni numero che, come "Smorfia" decreta, è accostato di volta in volta a: Santi, persone, oggetti e …parti anatomiche di ogni latitudine!

P.S. prima di giocare non dimenticatevi di strofinare sempre il classico "corniciello" napoletano  che, per avere efficacia, deve essere rigorosamente rispettoso della regola delle "Tre Erre": rosso, rotto e regalato!

Soprattutto, il corniciello che si trova in tutte le botteghe di Via San Gregorio Armeno e dei Decumani deve essere di corno o di terracotta.

Attenzione, quindi, ai "surrogati"!