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Monumenti da visitare nel centro di Napoli

Complesso monumentale dei Girolamini

In monumenti, "Cosa visitare a Napoli", il Complesso monumentale dei Girolamini è
nel percorso no 2: "Sulle tracce di Giambattista Vico e Giuseppe Sammartino"

Chiesa dei Girolamini

facciata della Chiesa dei GirolaminiLa chiesa dei Girolamini fa parte di un vasto complesso monumentale al quale si accede da Via Duomo.

Nell'omonima piazza, su Via Tribunali, si affaccia la Chiesa, fondata nel 1592, fu eretta a spese dei padri dell'ordine di San Filippo Neri, dell'Oratorio, venuti la prima volta a Napoli nel 1586.

Il progetto della Chiesa è di Giovanni Antonio Dosio nelle forme classiche toscane. Dopo la sua morte l'opera fu continuata da Dionisio Nencioni di Bartolomeo che la ultimò nel 1619.

La cupola ed il frontespizio sono opera di Dionigi Lazzari. La facciata fu rifatta da Ferdinando Fuga nel 1780 in marmi pregiati. Sul portale si vedono le Tavole della Legge scritte in caratteri ebraici. Ai lati due campanili gemelli dotati di orologi.

La parte superiore della facciata è alleggerita da un finestrone rettangolare sormontato da un timpano sul quale svetta un coronamento costituito da un timpano arcuato spezzato al centro del quale si inalza un setto decorato con l'immagine della Maternità.

Nelle nicchie del prospetto sono collocate delle statue iniziate da Cosimo Fanzagoe ultimate da Giuseppe Sammartino, altre statue dello stesso autore sono collocate sul portale.

Interno della chiesa

interno chiesa dei GirolaminiL'interno è molto vasto e presenta una pianta a croce latina suddivisa in tre navate per mezzo di 24 colonne di granito (12 per lato).

Le cappelle sono 12 tutte decorate da artisti di estrazione toscana, romana ed emiliana.

Sulla controfacciata c'è un affresco di Luca Giordano.
Le sculture sono del Bernini, mentre il soffitto a cassettoni fu realizzato nel 1627.

La "Domus Aurea"

Per la sua decorazione barocca in oro, la chiesa fu detta "la Domus Aurea" e custodisce i resti mortali di Giambattista Vico che nell'Oratorio lavorò a lungo per ordinare ed ampliare la famosa biblioteca ricca di oltre 60.000 fra libri e incunabili.

Il Complesso monumentale dei Padri Girolamini, comprende, oltre la Chiesa omonima, il convento e due chiostri; quello maiolicato e quello "segreto" degli aranci. Segreto perché tutti sanno dell'esistenza di un chiostro degli aranci, ma pochi ne conoscono l'ubicazione.

I chiostri

Chiostro dell'ArancetoIl Piccolo Chiostro detto "maiolicato" vennerealizzato su progetto del Dosio che adattò lo spazio del cortile dell'originario Palazzo Serripando, in un chiostro a pianta quadrata.

Il corpo di fabbrica è sorretto da cinque colonne per lato, mentre ai quattro lati ci sono pilastri in piperno.
La pavimentazione, in maioliche, è stata ricavata dal precedente edificio.

Al centro c'è un bellissimo pozzo del Cinquecento.

Il Chiostro dell'Aranceto è il secondo chiostro del Complesso ed è così denominato proprio per le coltivazini degli aranci. Fu eretto nel Seicento sui disegni di Dionisio Nencioni di Bartolomeo e di Dionisio Lazzari.

Questo è il più grande fra i chiostri; la fabbrica è sorretta da possenti pilastri ed i giardini sono ad una quota più bassa rispetto al suolo e sono collegati con l'ambulacro tramite scale.

Da questo chiostro si accede alla Biblioteca e alla Quadreria.

Oratorio dell'Assunta

oratorio dell'Assunta L'oratorio dell'Assunta è detto anche Cappellone dell'Assunta; costituisce il luogo dove erano solito riunirsi gli artigiani ed i commercianti del popolo e, perciò, è più conosciuto come Cappella degli artigiani.

Sui banchi laterali sedevano infatti gli artigiani e i commercianti più importanti della città e solo ai migliori era concesso di sedersi più vicini all'altare.

Nella struttura aveva sede la Congrega dell'Assunta, una fondazione religiosa che la resse per diverso tempo.

Lo storico luogo di culto fu fondato nel 1590 come seconda chiesa del complesso monumentale.

La decorazione e tardocinquecentesca e settecentesca.

Sull'altare, un'Assunta della fine del Cinquecento, attribuita a Fabrizio Santafede.

Gli affreschi del XVIII secolo sono attribuiti a Giuseppe Funaro e Crescenzo Gamba che è anche autore del trompe-l'oeil al centro della volta.