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Monumenti da visitare nel centro di Napoli

Corpo di Napoli

In monumenti, "Cosa visitare a Napoli", il Corpo di Napoli è nel percorso no 4: "La città stratificata, pietre che cantano"

Il "Corpo di Napoli"

Corpo di NapoliNella Napoli greco-romana si stabilirono nell'area fra Mezzocannone ed il primo tratto di Via San Biagio dei Librai, numerosi egizi (provenienti da Alessandria d'Egitto).

Le colonie erano formate da ceti sociali differenti tra loro (viaggiatori, mercanti, schiavi, ecc.) e i napoletani non si dimostrarono avversi a questo popolo, anzi, le colonie vennero soprannominate le "nilesi", in onore del vasto fiume egiziano.

Gli Alessandrini decisero così di erigere un tempio dedicato ad Iside con una statua che ricordasse la loro terra natia (la Statua del Dio Nilo, detta "Corpo di Napoli").

La statua, dopo il crollo dell'Impero Romano andò perduta. Durante i lavori di fondazione del Seggio del Nilo, fu scoperta e recuperata, ma senza la testa che fu "ricostruita" in seguito.

Fu poi collocata dove si trova ancora oggi; nella prima metà del Seicento e poi nel Settecento fu consolidata ad opera della Corporazione degli Edili.

La mancanza della testa e la presenza di bambini che si aggrappano al petto del corpo disteso in atto di allattarsi, per lungo tempo ha fatto pensare che la statua rappresentasse una donna.

Successivamente si sono accertate le fattezze di un uomo in età avanzata e, quindi, il riconoscimento della rappresentazione del Dio Fiume Nilo.

In seguito, sono state trafugate la testa della sfinge, sulla quale si appoggia il bracci sinistro del Nilo e quella del coccodrillo ai piedi della statua.

Nel corso del tempo

La lapide sul basamento di piperno recita: "Gli edili dell'anno 1667 provvidero a restaurare e ad installare l'antichissima statua del Nilo, già eretta (secondo la tradizione) dagli Alessandrini residenti nel circondario come ad onorare una divinità patria, poi successivamente rovinata dalle ingiurie del tempo e decapitata, affinché non restasse nell'abbandono una statua che ha dato la fama a questo quartiere.

Gli edili dell'anno 1734 provvidero invece a consolidarla e a corredarla di una nuova epigrafe, sotto il patronato del principe Placido Dentice" 

Innanzi a  questo monumento, ci fu un tumulto fra il popolo, i nobili dei Seggi del Nilo e di Capuana ed il clero  nel 1646, anno precedente la rivolta di Masaniello, che è passato nella memoria storica popolare.

Era usanza che per le celebrazioni di San Gennaro che nobili dei Seggi ospitassero nella loro sede il capo argenteo di San Gennaro che, prelevato dal Duomo, in processione veniva portato al Seggio dove veniva esposto in attesa della processione con il Vescovo che recava le ampolle con il sangue.

Il 5 maggio del 1646, quando i delegati del Seggio di Capuana che dovevano custodire le reliquie si recarono al Duomo per il ritiro delle stesse, si videro negare la cosa se non in possesso di un atto formale firmato dal Cardinale Ascanio Filomarino.

Scoppiò una lite di competenze, ma le reliquie rimasero in Duomo.

Quando la processione guidata dal Cardinale, con le reliquie, giunse al Corpo di Napoli. I delegati del seggio di Capuana, fermarono il corteo volendo consegnare la protesta al cardinale.
Questi rifiutò dichiarando che le reliquie appartenevano alla Chiesa e che non le avrebbe consegnate. Il popolo presente si ribellò, urlando che le reliquie del santo appartengono alla Città e non alla Chiesa.

Ne nacque un tumulto nel corso del quale don Peppe Carafa scagliò un calcio al cardinale e nel fuggi fuggi che ne seguì  il cardinale fu posto in salvo dalla Guardie in un vicino palazzo mentre le reliquie furono trasportate nella chiesa di Sant'Angelo a Nilo dove avvenne il miracolo della liquefazione.

L'anno successivo, con la rivolta di Masaniello, mutarono i rapporti e, durante una lite don Peppe Carafa fu accoltellato a morte da un macellaio.
Il popolo che questa volta parteggiava per la Chiesa, punì il gesto dell'anno precedente, mozzando il piede "sacrilego" del nobile napoletano, dopo che era stato decapitato e appeso alle forche per ordine di Masaniello.