Monumenti da visitare nel centro di Napoli
Chiesa di Santa Marta
lungo il percorso no 4: "La città stratificata, pietre che cantano"
Le origini
La chiesa di Santa Marta fu costruita alla fine del XIV secolo per volontà della Regina Margherita di Durazzo su probabile progetto di Andrea Ciccione.
Sorge all'incrocio tra Via San Sebastiano e Via Benedetto Croce (Decumano Inferiore).
L'ingresso, su Via San Sebastiano, mostra l'impianto originario angioino; il portale presenta un arco ribassato "catalano" in piperno e marmo e, sempre al periodo angioino, risalgono anche le finestre gotiche (murate) sul lato che si affaccia di fronte al campanile della Basilica di Santa Chiara.
L'interno
L'interno si presenta a navata unica con altari marmorei del XVIII secolo. Su quello maggiore si conserva un dipinto di Andrea e Nicola Vaccaro (Santa Marta, 1670).
La restante decorazione e gli arredi (stucchi, ornati, pavimenti maiolicati ed arredi lignei) risalgono, invece, alla seconda metà del 1800.
Sono custoditi, inoltre, alcuni dipinti d’epoca barocca: un San Luca (ignoto,1651) nella seconda cappella a sinistra ed il Calvario sul secondo altare a sinistra, attribuito ad Andrea d’Aste.
Storia
Margherita di Durazzo (1348-1412), fu incoronata regina nel 1381 e fu due volte vicaria del marito Carlo III di Durazzo (assassinato a Buda nel 1386), prima di passare definitivamente la corona al figlio Ladislao (1377 – 1414) nel 1394.
Scomunicata da Papa Urbano VI nel 1387, abbandonò la Capitale per Gaeta, da dove guidò la guerra contro il pretendente Luigi II d'Angiò.
Dopo anni di sanguinose battaglie, con la riconquista del regno, la regina fece costruire la chiesa , come ex voto, in onore di Santa Marta, una Santa molto venerata in Provenza, la terra natia della regina.
Durante la rivolta di Masaniello, nel 1647, la chiesa fu saccheggiata e danneggiata gravemente dai rivoltosi. A seguito di un incendio, infatti, la chiesa andò quasi del tutto distrutta. Fu ricostruita solo nel 1650 e subì nuovi interventi di restauro nel 1715.
Verso la metà del XIX secolo furono effettuati ulteriori restauri che cancellarono definitivamente le decorazioni barocche.
La chiesa è stata sede, dalla sua fondazione, del "Collegium Disciplinatorum Sanctae Marthae"; una Confraternita che, nel periodo di massimo splendore (tra il Quattrocento ed il Seicento) aveva ammesso tra i suoi confratelli Vicerè e nobili napoletani.
Il Codice di Santa Marta, disciplinare della Confraternita, oggi è custodito presso l’Archivio di Stato di Napoli e contiene gli stemmi dei confratelli, miniati su pergamena.
La Confraternita di Santa Marta detenne il possesso della chiesa fino allo scioglimento avvenuto nel 1817 per volere di Ferdinando I delle Due Sicilie. La chiesa passò quindi nelle mani dell'Arciconfratenita della Natività della Vergine.