Sei in: home | ospitalità | monumenti | Chiesa di Santa Maria della Stella alle Paparelle

Monumenti da visitare nel centro di Napoli

Chiesa dei Santi Marco e Andrea a Nilo

ingresso chiesa Santi Marco e Andrea al NiloQuesto edificio religioso è una delle sei chiese di Napoli più antiche.

Fu edificata, infatti, nel Vi secolo d.C. e dedicata dall'Imperatore Costantino a Sant'Andrea, Apostolo di Gesù, venerato dalla Chiesa di Costantinopoli come suo insigne Patrono.

Fu tra le sei diaconie napoletane attive nel raccogliere derrate alimentari da distribuire al popolo partenopeo e fu residenza del Suddiacono Regionario e Rettore del patrimonio di San Pietro in Campania, con l'incarico di riscuotere le rendite e di curare i diritti del Papa nel Ducato di Napoli.

Tra il VI ed il VII secolo d.C. la chiesa fu decorata con mosaici per volontà del Rettore Teodino ed in prossimità, venne fondato un Monastero  di monache costantiniane sfuggite alle persecuzioni degli Iconoclasti e che trovarono rifugio a Napoli.

Il nuovo monastero, dedicato a Santa Maria del Percejo, fu poi integrato, nel XIV secolo con la costruzione di un ospedale.

Il complesso architettonico tra il XII ed il XIII secolo divenne sede dell'Ufficio per la deliberazione dei prezzi per i generi alimentari e nel 1300 le suore furono trasferite nel nuovo monastero di Donnaromita.

Sant'Andrea apostoloPassata poi, in patronato della famiglia Carafa, sul finire del XVI secolo per bolla di Papa Clemente VIII, la chiese venne infine ceduta alla Confraternita degli Osti e dei Tavernari  che la restaurarono e la dedicarono anche a San Marco Evangelista, protettore degli osti.

La storia di Candida

La chiesa riveste un ruolo filologico nella storia leggendaria di Candida, matrona della cappella, vissuta a Napoli intorno al 585 d. C.

Il sepolcro di Candida (un sarcofago cristiano del VI secolo)  si trova, infatti, alle spalle dell'altare maggiore e qui vi fu posto il corpo della detta matrona, come riconoscimento per i servigi resi alla cappella.

sepolcro Santa CandidaL'insolita sepoltura fece ritenere che la pia donna  in questo luogo sepolta, fosse stata fatta Santa e che in realtà, si trattasse di Candida: la donna, guarita da una grave infermità e battezzata da San Pietro durante un suo soggiorno a Napoli.

Questo equivoco durò a lungo ed il culto di "Santa" Candida si diffuse a lungo.

Una volta appurato l'equivoco, la Candida sepolta in questa chiesa fu ancora venerata col nome di Candida Junior per differenziarla dalla leggendaria Candida (Senior).

Fu nel 1383 che il Cardinale Rinaldo Brancaccio, che vantava una discendenza di famiglia dalla matrona Candida, fece traslare il corpo di questa nella vicina chiesa di Sant'Angelo a Nilo, dove, sulla facciata laterale oggi campeggiano proprio le statue dedicate alle due figure femminili.

Nessuna delle due donne aveva però diritto agli onori del culto: l'episodio di Santa Candida Senior è difatti solo una leggenda, mentre Santa Candida Junior, in realtà, non fu mai santificata.

Per questi motivi furono entrambe espunte dal Martirologio Romano: la Senior nel 1955 e la Junior nel 1976.

Santa Maria internoDescrizione

La facciata si compone di due ordini sovrapposti: al primo un portale in pietra lavica (piperno) chiude ed apre il secondo ordine che è occupato da un finestrone rettangolare.

Un altro finestrone è stato murato quando fu costruito, alle spalle della chiesa, il nuovo monastero di Santa Maria in Donnaromita.

L'interno, a navata unica, con una cappella per lato, presenta un aspetto tardo barocco, con decorazioni a stucco.

L'altare maggiore, in marmi policromi, presentava una tela secentesca, purtroppo distrutta, di Francesco Curia che raffigurava "San Marco e Sant'Andrea in estasi davanti alla Vergine".

Nel secolo XVII subì massicci interveti di ristrutturazione che ne definirono l'aspetto barocco.

Santa Maria sepoltureL'ultimo restauro risale al XX secolo, dopo il terremoto del 23 novembre del 1980, ad opera dell'architetto Adriano De Rose.

Per mezzo di una scala interna si accede all'antica ed ampia "terra santa"; il luogo di sepoltura dei componenti della Confraternita che in questa chiesa aveva sede e che conserva affreschi barocchi raffiguranti figure di Santi e, ripetutamente, la Morte armata della falce.

Sull'altare posto in fondo all'ampia sala sepolcrale, si può ancora ammirare una "Pietà" di buona fattura.

Gli affreschi, a causa del tempo e dell'umidità, versano purtroppo in cattive condizioni di conservazione.

Dalla Confraternita degli Osti e dei Tavernari all'Arciconfraternita di Maria SS. Addolorata

Sin dall'epoca di Re Federico di Svevia, il tempio dedicato a Sant'Andrea Apostolo, era molto frequentato dagli studenti della vicina Università, in modo particolare durante la festa dedicata al Santo (30 novembre).

Arciconfraternita di Maria Santissima Addolorata In questo giorno, infatti, gli studenti si riunivano e davano vita ad una grande processione orante. Al termine del rito, gli studenti si scambiavano candele benedette e festeggiavano arrostendo carni suine alla brace.
Questi festeggiamenti si rinnovarono per secoli finché vennero aboliti, ma solo nel 1588.

Sotto il pontificato di Clemente VIII, l'Abate Sebastiano Cabaro concesse la chiesa in enfiteusi perpetua alla Confraternita degli Osti e dei Tavernari di vino al minuto. Il sodalizio, costituitosi secondo le indicazioni canoniche e vicereali, dedicò, come già detto, la chiesa anche all'Apostolo Marco.

La Confraternita nominava Quattro Consoli tra i soci, che ne curavano il governo e provvedevano alle necessità dei tre sacerdoti addetti alle celebrazioni religiose; ogni anno traevano a sorte otto doti nuziali di 70 scudi ciascuno a beneficio delle figlie nubili degli associati ed inoltre provvedevano alle elargizioni a favore dei poveri bisognosi.
Nel 1821 per rispettare le nuove disposizioni impartite da Re Ferdinando di Borbone, il sodalizio abolì le norme originarie e nella Confraternita poterono associarsi anche persone estranee alla originaria corporazione. Anche il titolo dunque mutò, assumendo quello di S. Maria Addolorata.

Nel 1878 la Santa Sede elevò il sodalizio ad Arciconfraternita con <<diploma di figliolanza all'Ordine dei Padri Serviti e Sommario delle Indulgenze e Privilegi a tal Ordine concessi>>.

La nuova condizione comportò anche la modifica dell'abbigliamento ed al sacco rosso originariamente indossato nelle cerimonie, venne aggiunta la mozzetta nera ed un cingolo ornato di sette decadi. Sul finire del secolo iniziò il declino e la chiesa fu abbandonata dall'Arciconfratenita per inagibilità nel 1957.

Oggi la chiesa è aperta al culto e ospita la Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Bucarest.

La leggenda di Santa Candida (Seniore)

Santa CandidaIntorno a questa figura non ci sono notizie certe.
Ne parla un'antichissima leggenda che è stata poi, ripresa in alcuni testi successivi con vari rimaneggiamenti.

Si narra che San Pietro, dopo aver fondato la Chiesa d'Antiochia, si recò a Roma insieme ad alcuni discepoli.

Passando per Napoli, incontrò una anziana donna tormentata da una gravissima infermità e che lo supplicò di guarirla promettendo di convertirsi al Cristianesimo se fosse stata guarita.

San Pietro accolse la supplica; compì un esorcismo contro la malattia e guarì la donna che divenne, dunque la prima cristiana napoletana.

Ottenuto il miracolo, Candida presentò a Pietro un suo parente di nome Aspreno anch'egli da lungo tempo molto malato e garantì che se anche lui fosse stato guarito, si sarebbe altrettanto convertito alla nuova Fede.

Pietro compì questa seconda guarigione miracolosa ed Aspreno fu catechizzato e battezzato dall'Apostolo.

Il doppio prodigio è raffigurato in un mosaico custodito nella Cappella di S. Candida nella chiesa di Sant'Angelo a Nilo.

Aspreno si dimostrò molto attivo nella diffusione del Cristianesimo a Napoli tanto che Pietro nel riprendere il viaggio per Roma, consacrò lo stesso Aspreno vescovo di Napoli.

Candida morì nel 78, martire a Napoli, al tempo dell'imperatore Vespasiano.

Santa Candida (Seniore) si festeggiava il 4 di settembre.