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Monumenti da visitare nel centro di Napoli

San Biagio Maggiore

In monumenti, "Cosa visitare a Napoli", San Biagio Maggiore è
lungo il percorso no 2: "Sulle tracce di Giambattista Vico e Giuseppe Sammartino"

Il culto di San Biagio

facciata San Biagio MaggioreContigua alla Chiesa di San Gennaro all'Olmo, sorge la Chiesa di San Biagio dei Librai o San Biagio Maggiore, come si legge sull'architrave del suo ingresso.

In questo luogo si riunivano i nobili del Seggio di Nilo sotto l'antico portico di San Gennariello che qui sorgeva, prima dell'edificazione della Cappella dedicata a San Biagio che i napoletani chiamavano Santo Jasso.
Questa cappella fu edificata per ospitare le reliquie del santo che le suore armene avevano portato con se dall'Oriente a seguito delle persecuzioni degli Iconoclasti, nell'VII secolo.

L'edificio confina con il maestoso palazzo Marigliano che fu di Bartolomeo di Capua, principe della Riccia e progettato da Giovanni Donadio, detto il Mormando.

interno San Biagio MaggioreIl culto di San Biagio, Vescovo e Patrono di Ragusa in Dalmazia, come già detto precedentemente, era praticato in una cappella della chiesa di San Gennaro all'Olmo.

Nel giorno della sua festa (il 3 febbraio) le suore consegnavano le reliquie ai sacerdoti della Diaconia che, al termine delle solenni festività, le restituivano alle monache.

In breve tempo il culto del Santo, protettore della gola, si diffuse in Città  e nel 1631, per volere del cardinale Francesco Boncompagni, si edificò l'odierna chiesetta che andò ad occupare lo spazio dell'antica cappelletta e della sacrestia di San Gennaro all'Olmo.

La precedente cappella era stata già ceduta, dal 1543, ai maestri artigiani dell'Arte dei Librai (alla quale apparteneva anche Antonio Vico, libraio e padre del grande filosofo Giambattista), dai Governatori della Santa Casa dell'Annunziata, come testimonia la sigla A.G.P. posta sulla facciata e la cappella assunse il nome di San Biagio dei Librai.

La chiesa, oggi restaurata grazie all'interessamento della Fondazione Giambattista Vico che l'ha in cura unitamente alla contigua chiesa di San Gennaro all'Olmo, presenta un esterno in semplice intonaco bianco con una finestra ed il portale seicenteschi in pietra di piperno.

L'interno

L'interno presenta una semplice aula stretta e lunga, di modeste dimensioni e che ha, come unica fonte di luce, la finestra del prospetto.

Nonostante gli stucchi di un rifacimento seicentesco, la chiesa evidenzia ancora la chiara presenza di crociere gotiche, con nervature impostate su capitelli pensili.

Sull'altare maggiore si trovava un quadro tardo cinquecentesco, raffigurante La Vergine in gloria ed i Santi Biagio e Nicola, opera di un artista tardomanierista.

Sull'altare laterale destro, si trovava una Crocifissione, databile alla seconda metà del XVI secolo; sull'altare di sinistra, si trovava un altro quadro della stessa epoca raffigurante La Vergine del Soccorso.

La chiesa custodiva il busto reliquario argenteo di San Biagio che, nel 1808, durante la notte successiva ai festeggiamenti, fu trafugato da alcuni vetturini che lo vendettero ad un orefice.

Le ricerche per restituire il reliquario furono molte e approfondite ma, nonostante ciò, fu ritrovata la sola testa e del resto della refurtiva se ne perse ogni traccia né si riuscì a ricostruire l'intero avvicendarsi del ladrocinio.
Da allora, quando non si riesce a ricostruire un avvenimento, si usa dire: "Ne saje niente 'e Sanbiase?"

In questa chiesa, che vide anche il battesimo di Giambattista Vico, furono  conservate le ceneri del medico Marco Aurelio Severino, morto nel 1656 dopo essersi ammalato di peste mentre era intento alla cura dei napoletani colpiti da questo flagello.